«Le altre due montagne, la Cima d’Ambata (m.2879) e la Croda di Ligonto (m. 2794) sono i grandiosi resti di erosione del potente sperone sud dei Bagni: un analogo dello sperone che dalla C. Undici va al M. Giralba. I millenni hanno inciso forcelle profonde e hanno mutato gli speroni stessi in montagne solenni. Cosi l'aspetto decrepito, tutto rughe, della Cima d’Ambata è il simbolo del destino di un monte nello specchio del suo futuro; giù, tutto, nel Cadin del Biggio! In chi sorse il pensiero di salire un simile monte? Nientedimeno che in un Darmstädter, il pioniere dolomitico tanto ricco di conquiste. Nell’estate 1890, prima ancora che l'ometto di Innerkofler sorgesse sulla Cima Popera, Darmstädter con le sue guide Stabeler, Bernard e Orsolina apparve in vetta alla Cima d’Ambata.»

(Otto Langl, Il Cadin del Biggio nelle Dolomiti del Popera, Le Alpi Venete autunno-natale 1951)

La Cima d'Ambàta vista da un landro nel Cadin del Biso.
In centro, da sx Cima Bagni, Croda de Ligonto, Cima d'Ambàta.

Penso sempre alle Dolomiti di Sesto: montagne imponenti, solenni e meravigliose. Nel gruppo meridionale del Popèra non c'è anima viva!

Resoconto di due giorni di solitudine passati per crode dormendo al bivacco Gera in alta val d'Ambata: questa volta, anziché partire da Auronzo, sono partito dal rif. Lunelli in val Grande. Merita, però se avessi saputo quanto costa il parcheggio sarei partito nuovamente da Auronzo!


Anche qui Darmstädter fu primo su quasi tutte le cime (eccetto Cima Bagni, dove per primi salirono Maurice Holzmann d'oltremanica con Santo Siorpaes nel 1874); occorre ricordare la gloriosa (ed impressionante!) campagna di sistematiche «conquiste» del 1890 sui monti di Sesto e sulle Marmarole: «Prime ascensioni nel monti di Sexten, Marmarole, Meduce e Ampezzo» (RM 1890) e «I Monti della Valle d'Ambata» (RM 1891).

«Cima d'Ambata c.a 2840 m. — 24 giugno. Per la selvaggia gola d'Ambata, su in direzione della Forcella d'Ambata. A 1/2 ora al di sotto di questa, su nel canalone aprentesi a sinistra; terminato questo, su per cornici di detriti e per roccie scaglionate, indi per due camini nevosi alla cresta. Discesa per la parete nord-est, coperta di neve, nella parte superiore della valle d'Ambata.»

La descrizione di Darmstädter non è proprio così chiara: loro salirono per il vallone di forcella Armando, presero la bellissima cengia della cima d'Ambàta, da cui per canali in cima. La faccenda è spiegata meglio nel secondo articolo che ho citato:

«Cima d'Ambata 2879 m. e punta nord della Cima di Padola 2622 m. — 21 giugno. Partenza alle 2,40 a., e su per la gola d'Ambata, molto romantica, ma di non gradevole percorso, specialmente di notte, per gli sterpi che rivestono le roccie: è meglio tenersi fuori, su per la sovrastante traccia erbosa. A un certo tratto dalla Forcella d'Ambata si vedono due grandi canaloni insinuarsi a sinistra nella mole della Cima d'Ambata. I salitori presero il primo, pieno di neve, che comincia all'altitudine di c.a 2100 m., e in 1/2 ora pervennero su una grande cornice, foggiata a terrazza, che corre in direzione nord-est: la struttura della montagna a cornici orizzontali agevola la salita. Dopo aver seguito la raggiunta cornice per c.a 60 metri, montarono per rupi sovrapposte come scaglioni l'una all'altra su una seconda cornice, diretta ad est, e così di seguito da una cornice all'altra. A c.a 2700 m. trovarono un canale nevoso montante a nord, al quale ne faceva seguito un'altro stretto e molto erto, conducente alla cresta. Arrampicatisi fino ad un primo spuntone, riuscirono, girandolo, sulla cresta terminale e poi alla vetta che si trova alla sua estremità nord. Dopo 1 ora 1/2 di fermata, calando rapidamente per la faccia nord-ovest, ancora tutta coperta di neve, giunsero in 3/4 d'ora sul fondo della parte posteriore della valle d'Ambata, ai piedi dell'erta parete della Cima di Padola, della quale volevano salire la punta nord, che è la più alta.»


La Croda Rossa di Sesto dà spettacolo di sé in mezzo alle nuvole.

Salgo verso il Cadin dei Bagni.

Curiose geometrie. Sulla sella si trova il bivacco Piovan, ora in ottime condizioni.

I bei paesi del Comelico.

Dalla forcella faccio un salto sull'erbosa Rocca dei Bagni: merita!
Comunque si nota bene l'insellatura della forcella d'Ambàta che devo raggiungere.

Il Cadin dei Bagni sovrastato dall'ominima cima.

Eccomi alla forcella d'Ambàta: si nota il bivacco Gera sul dosso erboso.

Superba oltremisura la giogaia della cima di Padola e della croda di Tacco.

Croda di Tacco.

Arditissima da qui la cima di Padola (punta nord, la principale).

La grossa mole della cima d'Ambàta: s'intuisce bene il catino sommitale.

Eccomi al bivacco Gera, non verrà nessuno e nemmeno incontrerò anima viva in tutta la giornata, ed è agosto!

Darmstädter piazzò la tenda più in basso; la cosa interessante è che la sua comitiva entrò nella valle d'Ambata per vie strane: «Il dottor Darmstädter si trovava alla Zsigmondyhütte (rif. Zsigmondy-Comici, NdR) nella Bachertal, col dott. Hans Helversen. Valicarono il Passo di Giralba per scendere nella valle di Giralba e da questa la Forcella di Ligonto per passare nella valle d'Ambata: una via orribile, ma più breve del giro che avrebbero dovuto fare se avessero voluto portarvisi per la valle d'Auronzo, dalla quale possono comodamente accedervi gli alpinisti che si trovino in Italia».

Molto belle le punte Anna (sx) e Comelico. A sx la forcella Anna e a dx la forcella d'Ambàta che ho valicato.

Pace e serenità: me ne starò in bivacco a gozzovigliare e leggere libri per qualche ora, ché da previsioni dovrebbe piovere nel mentre. Fregatura! Potevo andare subito sulla cima Corte (centro foto) che il tempo è rimasto molto bello, e anzi è peggiorato dopo.

Ma alle cinque e mezza decido di andare, nonostante il tempo non ottimo.
In compenso ci sono belle luci: qui la croda di Tacco.

E qui la bifida croda da Campo, meravigliosa.

Prima o poi capita a tutti l'umiliazione di sbagliare cima: pensavo di essere arrivato sulla cima Corte, scopro invece dal libro di vetta di essere finito su cima Silvia! (toponimi proposti, Le Alpi Venete primavera-estate 1986)
Qui la croda di Ligonto, purtroppo con una luce pessima; alla base sx si nota la cengia che un anno prima avevo percorso con Ilaria.

Contrafforti della cima d'Ambàta, con "la" cengia!

Scendo che manca poco al tramonto: atmosfere surreali.

Tramonto infuocato verso le Marmarole.

Cala la notte.

Salita notturna alla cima d'Ambàta

Alle 4.40 esco dal bivacco e alle 5.30 sono in forcella Anna: ci si sveglia presto con quel ghiaione!
Lassù cima Bagni che non dovrà aspettare molto.

La sagoma di Punta Anna incombe minacciosa.

La cengia più bella del mondo.

Momenti di irreale tranquillità prima dell'alba.

L'infuocata Croda de Ligonto con dietro le Marmarole.

Il Comelico ancora addormentato.

La Punta dell'Agnello.

Cima Bagni con l'omonima forcella, fra non molto sarò lì in mezzo.

Belli i colori dell'alba, ma mi sto congelando, e allora... sole sia!

Angoli nascosti: le cime Pezzios.

Il viaggio continua... con cima Bagni.

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«Vi ho annoiato assai ma non ho alcuna pretesa. Ho scritto come vi avrei parlato: qualcuno mi avrà capito, specialmente chi della vita non ha che dolore e delusione. I monti lo innalzano verso l'universo, incontro alle stelle, offrendogli un dolce balsamo che gli placa per un istante l'animo ed il cuore e gli fa bere di quel nettare ristoratore che ancora sa dare la natura colla sua sincerità, colla sua semplicità, colla sua bellezza, col suo profumo e colla visione dell'infinito.» (*)
(*) Tratto da: Umberto Tinivella, Alpi e Alpinismo (1942)