Leggi il racconto di Alberto Zanutti sulla prima salita da lui stesso effettuata il 3 settembre 1903 (pubblicato su AG-8 n.6).
Come il Duranno e la Cima dei Preti, anche la Cima dei Frati venne salita dalla val del Piave risalendo la val Montina. Ciò è ovvio alla luce del fatto che in val Piave ci si arrivava comodamente in treno, a Cimolais... a piedi! È ben noto lo stato di isolamento della val Cellina prima della costruzione della strada: questo è stato uno dei motivi principali per il ritardo nell'esplorazione delle Prealpi Carniche.
Partiamo da ponte Compól: ma che bello il Duranno.
Alto Cadin dei Frati, luogo bellissimo.
La luna oltre la Cima dei Frati.
Ci lasciamo alle spalle la Cima dei Preti.
C'è qualcuno sulla cresta delle Ciazze Alte! Dev'essere bello, sicuramente, ma aspetterò che il tempo faccia sparire le ignobili verniciature. Povere montagne e poveri noi.
Landro all'attacco della via comune.
Neppure la Cima dei Frati è stata risparmiata dall'orrore delle verniciature: almeno qualche buon'anima ha fatto un po' di pulizia.
Cima dei Preti, Punta Compól, Cima dei Cantoni.
Superbo oltremisura il Duranno visto da qui!
Per questo versante (est) scesero Alberto Zanutti e Napoleone Cozzi nel 1902 dopo essere saliti sul Duranno per la cresta sud-sud-est (alla ricerca della fantomatica Rocca Duranno).
L'ostico versante ovest di Cima Laste: eppure le bestie salgono.
Verso la val Cellina.
Verso la val Montina, con evidentissimo il tremendo canalone di Collalto che porta all'omonima forcella.
Tic tac e arriviamo al Baroni? Troppo ottimisti...
Percorriamo il «famoso» tratto dell'Alta Via n.6 fra il bivacco Greselin e forcella Duranno: sentiero molto interessante. Da sperare che duri il cavo su un salto poco dopo il bivacco, altrimenti la faccenda diventa impegnativa (5m di III abbondante).
Ecco le fiumane di ghiaia (ahimè dura) sottostanti la forcella dei Frati.
I Frati: «[...] coi tre caratteristici monoliti nei quali, come scrive il Ferrucci, la buona volontà degli abitanti di Cimolais vede tre frati incappucciati» (A. Zanutti, Prima salita alla Cima dei Frati, AG-8 n.6).
Che bello un sentiero dove bisogna anche disarrampicare sul II°. Ormai siamo abituati che si attrezza pure il I° grado...
L'unica parte disagevole sono i solchi di ghiaia dura sotto forcella dei Frati, si passa attaccati alle pareti.
La bella forcella dei Frati: bella la forcella, non la discesa.
«Superato con stento la parete (la parte terminale del canalone lato val Montina, NdR), alle 18 ero a cavalcioni della forcella e dico a cavalcioni perché tant'esile è la cresta che sui piedi non ci si può reggere.» (A. Zanutti, risalita del Bus dei Frati, in Prima salita alla Cima dei Frati, AG-8 n.6)
Con la luce pomeridiana si vede benissimo il versante ovest dei Viéres: sogno ad occhi aperti.
Iniziamo a scendere tenendoci ai cavi, quando... si spezza il cavo!!! Per miracolo sono rimasto in equilibrio, ma ho rischiato di farmi decisamente male.
La parte iniziale dove si è rotto il cavo: portare una corda da 30m.
La corda serve anche perché dopo il primo cavo, si scende brevemente per ghiaie e ci si trova sull'orlo di un salto, dove sembra non ci sia continuazione. Effettivamente una volta c'era un cavo che aiutava a scendere nel canalino a dx. Ora bisogna scavalcare un gradino a dx, dove si trova un chiodo. Anziché calarci nello stretto canalino ci siamo calati per la paretina a dx (bastano 30m di corda; forse disarrampicabile sul II+). Vedi questa foto schematica.
E via giù per l'interminabile ghiaione nel Bus dei Frati.
«La valletta dei Frati è tutta un disordine di massi precipitati dalle Cime di Col Alto, dei Preti e Duranno che si innalzano dritte e la fiancheggiano. Il mormorìo di un ruscelletto alimentato dai nevai del Duranno, e il rombo di una cascata che precipita giù delle pareti della Cima dei Preti sono l'unico segno di vita in quella solitudine.» (A. Zanutti, Prima salita alla Cima dei Frati, AG-8 n.6)
Di nuovo Cima Laste, con ottima luce. Sapevi che Maurice Holzmann (con Santo Siorpaes, 1874), salita la Cima dei Preti in prima assoluta, pensò e scrisse di aver salito il «Monte Laste»? Il motivo è che nelle carte dell'epoca il toponimo «Cima dei Preti» neppure compariva! Vedi qui la relazione originale pubblicata sull'Alpine Journal (e qui la traduzione italiana, pubblicata sul volume Esplorazione alpinistica delle montagne della val Cellina a cura di Tullio Trevisan).
Bando alle ciancie, ecco in foto la parte finale del canalone.
Magnifica oltremisura la parete ovest della Cima dei Preti, programma per il giorno successivo. La soggezione che suscita si rivelerà ben fondata.
Il Duranno da nord.
La Cima dei Frati con la luce del pomeriggio.
È stata più lunga del previsto, ma eccoci qui. Penso che questo sia l'unico bivacco senza anima viva a Ferragosto.
In questo luogo, nell'allora monticata malga di Bosco Nero, il 21 luglio 1874 dormirono il capitano William Edward Utterson Kelso con la guida Santo Siorpaes, prima di «vincere» per la prima volta il Duranno, salendo per il versante nord e la cresta ovest.
«È soltanto immaginabile la meraviglia e lo stupore che provarono quei poveri pastori della malga di Bosconero Alta, quando, al tocco dell'afosa e canicolare giornata del 21 luglio 1874, quasi improvvisamente, si trovarono dinanzi due strane persone, d'aspetto forestiero, trafelate e accaldate. Quella località, tanto lontana dalle strade e dai paesi, faticosamente raggiungibile per ripidi ed incerti sentieri, sperduta sotto le incombenti rocce della dorsale di Bosconero e quasi a ridosso delle ghiaie e nevai del Duranno, era, in quei tempi, frequentata dai soliti pastori locali che salivano lassù solo per sfruttare gli ultimi magri pascoli; oppure da cacciatori ertani che si avventuravano, nell'autunno, in faticose, spericolate ed audaci battute al camoscio.
Il vedere, quindi, persone «foreste», proprio in quei luoghi tanto abbandonati, era un evento veramente del tutto singolare, ma, ancora più straordinario, e cosa del tutto incomprensibile alla mentalità degli uomini della malga, era che i due arrivavano da Perarolo, da dove, proprio in quella torrida e impossibile giornata, erano partiti cinque ore prima con l'unico scopo di scalare il giorno dopo il Monte Duranno.
Gli insoliti arrivati erano Santo Siorpaes, considerato una delle migliori guide ampezzane dell'epoca, ricercato e stimato per la sua esperienza e per la fama delle sue ardimentose scalate sulle principali vette della zona, ed il capitano inglese W.E. Utterson-Kelso, scalatore di prestigio, occupante un posto di rilievo anche fra i pionieri dell'alpinismo dolomitico.»
(Paolo Gallo, Le prime salite sul Monte Duranno (1874 - 1895), Le Dolomiti Bellunesi 1979 anno 2 numero 3)
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