«e il sole calante le aguglie
tinga a le pallide Dolomiti
sì che di rosa nel cheto vespero
le Marmarole care al Vecellio
rifulga, palagio di sogni,
eliso di spiriti e di fate...»

(Carducci, Cadore)

La Croda de Marchi vista da Misurina.
La Croda de Marchi vista dal rif. Chiggiato.
La Croda de Marchi vista salendo alla Cima Bel Pra.

Altre due magnifiche giornata di croda nelle Marmarole, questa volta dormendo al bivacco Voltolina.
Per il secondo giorno (traversata Cima Bel Pra) clicca qui.


La giornata è magnifica, di più non si può chiedere.

Entriamo in val di San Vito: a sx del Corno del Doge la val di Mezzo (biv. Voltolina), a dx la val Grande per dove scenderemo il giorno dopo.

L'imponente versante est del gruppo del Sorapìs; sulla cengia mugosa in centro foto passa il sentiero Minazio.

Finalmente nella bella conca dove sorge il biv. Voltolina: fra il caldo e il peso dello zaino da bivacco, praticamente siamo già allo stremo!

Ecco che ci si para innanzi la Cima Bel Pra che saliremo il giorno dopo proprio da questo versante.

Cima nord dei Bastioni, strepitosa.

Lasciato la zavorra inutile c'incamminiamo lungo la Strada Sanmarchi in direzione forcella Vanedel.

Bellissimo ed impressionante passaggio per montare sulla cengia: senza cavo passano solo i camosci.
Sanmarchi accenna ad un passaggio alternativo, descritto però in senso inverso: «si può evitare le cengia del Col Nero utilizzando un altro passaggio un po' meno difficile, per quanto notevolmente più lungo; questo trovasi una ventina di metri più a valle dell'inizio della cengia ed è costituito da un camino quasi verticale di una sessantina di metri che scende in Val Grande donde poi bisogna risalire in Val di Mezzo)».

Oltre la cengia, messo piede sul Col Negro, appare maestosa oltremisura la Croda Rotta.

Ambiente grandioso.

L'inizio occidentale della Cresta Vanedel; nel forcellino che appena si intravede a sx passa la Strada Sanmarchi diretta al biv. Musatti.

C'alziamo in direzione della nostra croda.

Splendido panorama verso la val d'Óten.

Bastioni, superbo.

E via su per canali di ottima roccia.

Le caratteristiche pettinature verticali della Cresta Vanedel, chiamate «scaiade» dai cacciatori calaltini.

In cima alla Croda de Marchi nord.

Verso la val di Mezzo con Cima e Costa Bel Pra.

La fantastica e difficile cresta fra Bastioni nord (sx) e sud.

Sbuca l'Antelao dietro cima Noioso.

Di nuovo la Cima Bel Pra.
«Mattia, hai salvato la relazione sul telefono?»
«Sì sì, certo.»

Il bel circo sud del Sorapìs.

La mitica cengia dei Nani.

Basta foto?

E via giù.

L'agghiacciante forcella Vanedel...

...assai pericolante.

Che orrore!!!

«La porta del bivacco è chiusa, sicuramente non c'è nessuno!»

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«Vi ho annoiato assai ma non ho alcuna pretesa. Ho scritto come vi avrei parlato: qualcuno mi avrà capito, specialmente chi della vita non ha che dolore e delusione. I monti lo innalzano verso l'universo, incontro alle stelle, offrendogli un dolce balsamo che gli placa per un istante l'animo ed il cuore e gli fa bere di quel nettare ristoratore che ancora sa dare la natura colla sua sincerità, colla sua semplicità, colla sua bellezza, col suo profumo e colla visione dell'infinito.» (*)
(*) Tratto da: Umberto Tinivella, Alpi e Alpinismo (1942)