Cinque Punte di Raibl.
Prima e Seconda Punta di Raibl, viste dalla Terza.
Prima e Seconda Punta di Raibl, versante sud.

Nella «lotta con l'Alpe» bisogna guardare in faccia l'avversario, non attaccarlo alle spalle. E allora, partiti un pomeriggio io e il Riccardo da Raibl, via su dritti per dritti da sud, sulle tracce dei camosci e di Pippi.

Salita di un'estetica per me irresistibile, un po' come le Pale de Ciuone da sud per la val Ciolesàn. (*)


Una precedente esplorazione mi aveva svelato i segreti del monte.

Ma il tempo poco collaborativo mi fece desistere.

«Beh, ormai è giugno, aspetterò la fine dell'autunno». Ed eccoci qui, tre giorni dopo, alle due del pomeriggio, pronti all'attacco.

Ma ce la faremo?

Porca peppa che salto.

Il viaz dei camosci è qui un'opera d'arte.

Atu capît?

La via non è delle più facili.

«Senti Riccardo, cosa dici, taglio anche questi mughi qui? ... ma no dai, che si arrangino.»
«Ma che si arrangino chi? Tu la prossima volta?»

A tu per tu con la Prima Punta.

La Terza Punta: quasi quasi...

Dalla II° verso III° e IV°. La V° non è quella a sx!

I dirupi in versante sud.

La Terza Punta.

L'ombra del monte copre l'Alpe di Rutte: sono le sei di sera.

Facciamo un salto anche sulla Prima Punta.

E ora via giù verso il Mosè.

Schöneck.

Anziché seguire la via che fan tutti, percorriamo quella descritta nella guida Marini-Galli, che ha minori difficoltà tecniche e traversa stando alti in direzione di Sella Alpel. Prima di traversare però bisogna calarsi in uno strettissimo canalino (corda penzolante).

Bravo Martin che ha tagliato un'infinità di mughi, sia verso Sella Alpel che verso Capanna Cinque Punte.

Bellissimo l'anfiteatro dell'Alpe di Rutte.
Ripeto che quella a sx, raggiungibile pure per la cresta mugosa visibile in foto, non è la V° Punta (che sta invece a sud della IV°).

Sto morendo di sete, ma non importa: l'atmosfera della sera, che la foto cattura piuttosto malamente, mi riempe il cuore di tranquillità.

E ora giù da Sella della Malga verso Raibl.

La vera V° Punta, bellissima.

Fine: viva le escursioni pomeridian-serali.

(*) E scusate se faccio il prezioso, ma queste sono cose assolutamente troppo fragili e importanti per essere divulgate ai quattro venti, con tutti i brutti ceffi che ci sono là fuori. Chi divulga informazioni su luoghi selvaggi ha una enorme responsabilità: se vuoi informazioni chiedimele in privato.


Comprendere è prima di tutto unificare. Il profondo desiderio dello spirito, anche nei suoi piú evoluti processi, si ricongiunge al sentimento incosciente dell'uomo di fronte al proprio universo: è esigenza di familiarità, brama di chiarezza. Comprendere il mondo, per un uomo, significa ridurre quello all'umano, imprimergli il proprio suggello. L'universo del gatto non è l'universo del formichiere.[...] Se l'uomo riconoscesse che anche l'universo può amare e soffrire, si riconcilierebbe con questo. Se il pensiero scoprisse, nei mutevoli specchi dei fenomeni, eterne relazioni che potessero sintetizzarli e sintetizzarsi esse stesse in un unico principio, si potrebbe parlare di una felicità dello spirito. [...] Questa nostalgia di unità, questa brama di assoluto spiega lo svolgimento del dramma umano nella sua essenza.

Voglio che mi sia spiegato tutto o nulla. E la ragione è impotente di fronte a questo grido del cuore. Lo spirito, risvegliato da questa esigenza, cerca e non trova che contraddizioni e sragionamenti. Ciò che io non comprendo è senza ragione. Il mondo è popolato da questi irrazionali, ed esso stesso, di cui non comprendo il significato unico, non è che un immenso irrazionale. [...] L'uomo si trova davanti all'irrazionale e sente in sé un desiderio di felicità e di ragione. L'assurdo nasce dal confronto fra il richiamo umano e il silenzio irragionevole del mondo.

***


«Vi ho annoiato assai ma non ho alcuna pretesa. Ho scritto come vi avrei parlato: qualcuno mi avrà capito, specialmente chi della vita non ha che dolore e delusione. I monti lo innalzano verso l'universo, incontro alle stelle, offrendogli un dolce balsamo che gli placa per un istante l'animo ed il cuore e gli fa bere di quel nettare ristoratore che ancora sa dare la natura colla sua sincerità, colla sua semplicità, colla sua bellezza, col suo profumo e colla visione dell'infinito.» (*)
(*) Tratto da: Umberto Tinivella, Alpi e Alpinismo (1942)