# Foppa di Mattia 3291 m e Sorapiss 3310 m Grohm., su nuova via.
Il giorno seguente, il 27 luglio, il guardaboschi Da Lago si assunse il compito di indicarci la via nella Val Sorapiss. Noi quattro (Otto era di nuovo ristabilito) lasciammo dunque alle ore 4.20 Valbona. La Val Sorapiss, non lontano dal suo imbocco, forma un alto gradino, sul quale il torrente precipita in una splendida cascata attraverso una gola. Ivi ci lasciò il nostro cortese accompagnatore, dopo averci ancora mostrato il proseguimento del cammino sullo stesso versante della valle. Ore 6.09 raggiungemmo la riva del verde chiaro lago di Sorapiss. In esso si specchiano i ghiacciai e le pareti quasi verticali del Sorapiss. Ci tenemmo lungo la parete della valle a destra e giungemmo nell'eremo dell'alta valle, che conduce verso la zona chiamata Sora la Cengia del Banco (Grohmann), la forcella tra le masse rocciose della Punta Nera e della Foppa di Mattia.

Senza spingerci fino alla suddetta forcella, salimmo direttamente verso la sperone roccioso simile a un castello, che si trovava assai vicino a sud-est di noi. Dapprima su ghiaione, poi attraverso camini più facili giungemmo sulla cresta, che delimita a O. il Ghiacciaio del Sorapiss. Un passaggio sulla neve sarebbe stato molto comodo da effettuare. Da lì però solo un ripidissimo canalone di ghiaccio ci avrebbe condotti su su fino al massiccio del Sorapiss. Preferimmo dunque seguire oltre il crinale. Esso faceva un salto verticale, che non era del tutto facile da superare. Poco dopo il crinale presentava rocce ripidissime, nel cui mezzo salivano diversi couloir di ghiaccio già visti dal basso. Questi couloir erano pericolosi specialmente a causa delle numerose pietre che si staccavano. Ci tenemmo perciò il più possibile accanto al fondo della gola, su rocce piuttosto difficili. In alto essa si divideva in due rami. Entrambi erano ghiacciati e costantemente minacciati da scariche di pietre. Dapprima ci tenemmo nel ramo che sale verso sinistra, ma poi dovemmo passare in quello destro. Questo passaggio era difficile a causa della ripidezza e della friabilità delle rocce e del superamento del ghiaccio. L'ulteriore ascesa attraverso il couloir era più facile e minacciata solo dal terreno friabile. Sbucammo su un crinale, donde potevamo guardare giù nella valle del Boite. Dovevamo ancora scalare una piccola costruzione rocciosa e seguire per un tratto una cresta, poi ci trovammo sul punto di unione di una cresta che corre a est e di una che corre a sud-est, dunque sul punto 3291 della Sp.-K., che là è erroneamente indicato come Punta di Sorapiss, mentre in realtà gli spetta il nome di Foppa di Mattia. La vetta del Sorapiss si trova ½ km più avanti nella cresta che corre a est. Ma anche in quella che si dirige verso SO. vedemmo una punta avanzata, coronata da un grande ometto di pietre con asta. (Forse il »Piz Checco« di Grohmann.)[^1] Scendemmo ora in una forcella, dove sbocca il suddetto canalone di ghiaccio che sale dal ghiacciaio del Sorapiss, e al di là risalimmo sulla punta della cresta. Poi seguimmo su e giù per la cresta, aggirando le ultime due punte della cresta verso sud (dunque sul lato del circo del Sorapiss). Finalmente alle ore 2.16 raggiungemmo la vetta più alta. Una delle bottiglie da prima ascensione ivi trovate era piuttosto piena di biglietti di alpinisti italiani. I nostri biglietti li lasciammo in una scatola di conserve. La vista non era del tutto limpida, ma tuttavia molto soddisfacente. — La discesa la facemmo per la via usuale attraverso il circo del Sorapiss e oltre la Forcella Grande giù verso San Vito, dove trovammo ottima ospitalità nell'Albergo all'Antelao. Sorapiss ore 3.16; S. Vito ore 8.07.[*]


Vienna. Emil Zsigmondy.

# Note

[^1]: Grohmann, Wanderungen in den Dolomiten, p. 156.

[^*]: Grollmann ed Euringer aggirarono il massiccio del Sorapiss a O. e S. e giunsero così per il Pian della Foppa e la Forcella del Pian della Foppa nella parte più alta del Sorapisskar e infine da S. sulla vetta. La nostra salita è certamente più breve, ma probabilmente anche più difficile di quella.


(Traduzione effettuata con DeepSeek V4 dell'articolo originale "Hochtouren in den  Dolomitalpen" pubblicato in Mitteilungen DÖAV 1883, pp.89-91)