«Nascono progetti, nuovi entusiasmi, su questa cima che oggi abbiamo raggiunto. Quassù forse non saliremo più insieme. Forse è questo senso dell'irripetibilità che mi lascia smarrito e la gioia cede un po' alla tristezza, pur nella soddisfazione per la nostra conquista. Sì, se anche un giorno ipoteticamente decidessimo di tornare, non sarebbe più la stessa cosa: questi volti di ragazzi, questi pensieri incontenibili, magari un po' matti, non ci apparterebbero più. Saremmo diversi. [...] Mi sarà così sempre di grande conforto pensare che non è stato un sogno, ma che sul Piz di Sagrón ho vissuto uno di quei grandi momenti che vanno poi a formare la preziosa sedimentazione dei ricordi. E possono durare tutta una vita.»

(M. Mason, Un giorno sul Piz di Sagrón, Le Dolomiti Bellunesi 1979 anno 2 numero 3)

Il Piz de Sagron da sud
Il Piz de Mez da sud
Piz de Mez (sx) e Piz de Sagron
Dalla Talvéna: la triade Sass de Mura (sx), Piz de Mez e Piz de Sagron
Dalla Punta del Comedón: Piz de Mez (sx) e Piz de Sagron

È esattamente come novembre di un anno fa: lo spirito esplorativo cede il posto alla ricerca dei grandi e tersi panorami. Meglio farne incetta prima del lungo inverno che incombe.

Prima volta nel gruppo del Cimònega: me l'avevano descritto come un luogo meraviglioso e così è stato. Quanta bellezza!
Non dimenticare di studiare: consulta l'ottima monografia Storia alpinistica del Cimónega — dettagliatissima e ricca di riferimenti bibliografici — pubblicata da Franz Hauleitner su Le Alpi Venete (1973-74). La trovi nella bibliografia di questo sito.


Partiamo all'alba dal lago della Stua in val Canzoi, luogo che mi ricorda il lago del Ciul.

Saliamo verso i bivacchi Feltre e Bodo, carichi con tutto il materiale da bivacco.
L'occhio si accorge subito dei monti selvaggi: quello là è il San Mauro, monte arcigno ben visibile da Feltre; chissà come si chiama quella cima aguzza alla sua dx.

Le magnifiche stratificazioni orizzontali delle propaggini del Comedón. Su questo versante, più in alto, corre il vertiginoso cengione di collegamento fra casera Cimònega e la Forzèla de l'Om, che percorreremo il giorno appresso dopo aver salito la Punta del Comedón.

Dopo qualche ora arriviamo alla conca di casera Cimònega, luogo di amena bellezza.

Ecco lassù i due bivacchi. Spunta superbo il Piz de Sagron: arriviamo!

La conca di Cimònega.

Il sentiero che porta ai bivacchi risalendo la val Caorame (CAI 806) si è rivelato una sorpresa: acqua da tutte le parti, cascate, pozze smeraldine, forre... una meraviglia!

Eccoci al Pian de la Regina dove sorgono i bivacchi Feltre e Bodo.

E ora via su verso le crode, entro la Busa de la Regina.

Spunta superbo il Sass de Mura dietro alla forcella fra Piz de Mez e Piz de Sagron.

In cresta, guardando verso Sasso Largo e Sasso delle Undici.

Eccoci sotto al castelletto sommitale del Piz de Sagron.

Una meraviglia.

Il Piz de Mez, che saliremo più tardi.
«Nelle carte più vecchie si trova spesso il Sass de Mura segnato come «Monte Cimónega». È quindi comprensibile come l’ardito torrione a nord del Sass de Mura venisse chiamato «Torre Cimónega». In modo curioso questo nome si è conservato fino al giorno d’oggi presso i cacciatori della Val Canzoi.» (Franz Hauleitner, Storia alpinistica del Cimónega, Le Alpi Venete primavera-estate 1973 pp.23-28)

Il primo passaggio, di II°. La salita è molto semplice.

La via normale si svolge su bellissime cenge.

Bipede sul Piz de Mez.

Verso la val Noana e più in fondo le montagne della Valsugana. Non siamo abituati a vedere il Trentino dalle cime.

Si hanno davanti tutte le Pale di San Martino: superlativo.

La storia alpinistica del gruppo inizia proprio dal Piz de Sagrón: venne salito nel 1877, ad opera di Cesare Tomè (Agordo), Tomaso Dal Col (Voltago) e Mariano Bernardin (Sagron) detto «Gabbian».

«Tra gli anziani di Sagron si parla ancora del Bernardin, che era ersona assai nota, molto pittoresca anche se non altrettanto ortodossa: emerito contrabbandiere, condannato dal Pretore di Feltre per avere sparato ai finanzieri, era lo spauracchio dei bambini (se fai il cattivo ti porto dal Gabbian)...» (Franz Hauleitner, Storia alpinistica del Cimónega, Le Alpi Venete primavera-estate 1973 pp.23-28)

Verso est, le dolci pendici occidentali dell'Agneléze, i Monti del Sole, la Schiara e più in fondo il Friuli.

Una bellezza infinita.

Spunta il bel torrione del Pizzocco.

Le ombre delle crode già oscurano i bei paesi di Sagron Mis.

È ora di scendere: decidiamo di andare a vedere il tramonto dal Piz de Mez.

Ecco il versante nord del Piz de Mez dove si sviluppa la via normale, attraverso l'evidente zig-zag suggerito dalla morfologia del monte.
Non è però questo l'itinerario dei primi salitori (anche qui il solito Darmstädter!), i quali salirono da forcella Cimonega con difficoltà di II°.

Verso Sasso Largo (sx), Sasso delle Undici e Punta del Comedón.

Il Comedón.

Pizzocco.

Il Piz de Sagrón.

Sass de Mura: il Duranno feltrino? Non solo c'assomiglia la forma, ma pure è possibile il «giro delle banche» come per il Duranno!

È ora, finalmente, d'andare a coricarsi al bivacco Feltre.

Vedi qui per il giorno dopo (Punta del Comedón + Forzèla de l'Om + Erèra).

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«Vi ho annoiato assai ma non ho alcuna pretesa. Ho scritto come vi avrei parlato: qualcuno mi avrà capito, specialmente chi della vita non ha che dolore e delusione. I monti lo innalzano verso l'universo, incontro alle stelle, offrendogli un dolce balsamo che gli placa per un istante l'animo ed il cuore e gli fa bere di quel nettare ristoratore che ancora sa dare la natura colla sua sincerità, colla sua semplicità, colla sua bellezza, col suo profumo e colla visione dell'infinito.» (*)
(*) Tratto da: Umberto Tinivella, Alpi e Alpinismo (1942)